La monotonia mi stava uccidendo lentamente, nello spirito e nel corpo, e in quell’offerta di lavoro avevo intravisto la possibilità di dare una scossa alla mia esistenza. Mi sentivo come avvolto tra le spire di un serpente, e quella era l’ultima possibilità di fuga prima di rimanere stritolato in un anonimo grigiore. A questo pensavo mentre guardavo il sole tramontare dietro il triste skyline milanese. Chissà perché quel tramonto in quello squallido scenario metropolitano mi colpì così profondamente.
Io i colloqui di lavoro me li sono sempre giocati in maniera egregia, ma quella volta ero particolarmente nervoso. Poi quell’ufficio illuminato da una pallida luce al neon mi metteva a disagio. Era troppo... Scrivanie di vetro troppo pulite, pavimento di marmo troppo splendente, un’algida centralinista troppo… Poi arrivò, e capii che non sarebbe stato un colloquio come tutti gli altri. Era bellissima. Anche lei era troppo… Mi si avvicinò per stringermi la mano, e non potei fare a meno di fissarle insistentemente le gambe lunghe e affusolate. Non indossava calze e sulla carnagione chiarissima del polpaccio spiccava un complicato tatuaggio. “Buongiorno Dottore”, disse porgendomi la mano, “se mi segue in ufficio le spiego in che cosa consiste la nostra offerta”. Stretta decisa, come piace a me; ma che mano fredda! a tono con l’ambiente pensai tra di me, sorridendo.
La seguii nel suo ufficio, che se possibile era ancora più… Ci accomodammo intorno ad un tavolo da riunione di cristallo scuro, e dopo qualche minuto di conversazione iniziò a parlare del lavoro. Era veramente bella, e più volte faticai a seguire il filo del discorso distratto dai sui occhi neri e dalle sue labbra rosse e carnose che risaltavano sul viso pallido. Ad un certo punto mi fissò dritto negli occhi, provocandomi in principio di erezione, e mi disse: “Io lo vedo: Cerchi soddisfazioni (era passata al tu, molto più adatto ai toni imperativi che stava adottando), sei una persona ambiziosa e qui, se sei disposto ad accettare di metterti totalmente in gioco potrai trovare quello che cerchi” e sorridendo aggiunse: “se ti unisci a noi la tua vita cambierà. E per sempre”. Ero totalmente ammaliato e ipnotizzato da quella donna e non potei non sorridere meccanicamente anch’io quando le dissi di si, che ero interessato e che accettavo sicuramente. “Molto bene” replicò sicura; e lì successe. Si alzo dalla scrivania sorridendo e con una fare molto innocente mi diede un bacio sulla guancia. Il mio imbarazzo crebbe, insieme al calore all’inguine. “bene, vado a prendere la documentazione e torno subito”. Uscì quindi accomangata dal rumore dei tacchi sul pavimento, mentre io ero lì paralizzato, immobile seduto in quell’ufficio troppo... Inquietante (finalmente mi era venuto l’aggettivo giusto)! E per di più con una evidente erezione in corso...Mi rendevo conto dell'assurdità della situazione ma non sapevo proprio che farci.
Tutti questi pensieri scomparvero presto, quando avvertii le sue mani delicate sulle mie spalle: non l’avevo sentita arrivare (anche se tutt’intorno a me regnava un silenzio tombale…) e mi colse di sorpresa. Poi le sue dita iniziarono a scendere sul mio petto e a sbottonarmi la camicia mentre la sua lingua si insinuava lentamente intorno al mio orecchio. La sentii mormorare parole che non compresi, sembrava una lingua slava. Io ero immobile, la lasciavo fare e mi gustavo il momento. Mi sfilò la cravatta e la sua bocca scese velocemente verso il mio collo. Le sue mani, ancora fredde sembravano aggrapparsi al mio petto, e intanto i suoi baci si facevano più vigorosi. Improvvisamente ogni cosa mi fu chiara: Il mio sangue prese ad uscire copioso dalla giugulare, e lo sentivo caldo colarmi addosso; e io capii tutto. Urlai forse più per lo spavento iniziale che per il dolore, ma non mi mossi. Cambiare, vita… Beh aveva ragione! Quando avvertii che il cuore aveva cessato di battere nel mio petto quasi sorrisi. La sentivo nutrirsi voracemente del mio sangue mentre la morte, o qualche cosa di simile sopraggiungeva. L’ultimo pensiero umano fu per quel pallido sole avvolto dalla solita foschia milanese. Non avrei più rivisto il sole. A noi vampiri non piace tanto abbronzarsi, si sa.